Tra i vicoli stretti e le piazze affollate di Napoli, si aggirava un uomo che incarnava l’anima della città: Fortunato Bisaccia, noto a tutti come “Fortunato o’ Tarallaro“.
Con la sua inseparabile carrozzina di vimini, trasformata in un carretto ambulante, percorreva le strade del centro storico, da Piazza Dante a Montesanto, vendendo i suoi celebri taralli ‘nzogna e pepe (strutto e pepe).
Il suo grido inconfondibile, “Furtunato tene ‘a robba bella, ‘nzogna, ‘nzogna!“, risuonava tra i vicoli, attirando l’attenzione delle signore che si affacciavano dai balconi per acquistare il prelibato snack.
Nato a Napoli nel 1917, Fortunato crebbe tra Sedile di Porto e il Pendino, quartieri popolari ricchi di storia e tradizione; figlio di una nobile vedova e di un cocchiere che non lo riconobbe mai, ricevette le prime nozioni musicali dallo zio, tenore al Teatro San Carlo.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, fu inviato in Russia e, al suo ritorno, trovò il negozio dove lavorava distrutto: dopo anni di precariato, decise di seguire la tradizione familiare e divenne venditore ambulante di taralli.
La sua scelta non fu casuale: da bambino, infatti, faceva le consegne per il negozio di taralli del fornaio Vincenzo Somma, situato nei pressi dei Gradoni di Santa Barbara.
Con il suo carretto, Fortunato attraversava Napoli, portando allegria e un sorriso a chiunque incontrasse. Conosceva i suoi clienti per nome e li salutava affettuosamente, creando un legame speciale con la comunità. La sua figura divenne un simbolo della città, tanto che il cantautore Pino Daniele gli dedicò la canzone “Fortunato”, contenuta nell’album “Terra mia” del 1977.
Anche Luciano De Crescenzo lo ricordò nel libro “La Napoli di Bellavista”, sottolineando l’importanza di Fortunato nella vita quotidiana dei napoletani.
Purtroppo, Fortunato Bisaccia scomparve nel 1985, ma la sua memoria vive ancora oggi nei cuori dei napoletani.
Il suo spirito, la sua allegria e il suo amore per la città sono immortali, e la sua figura rimane un’icona della tradizione popolare partenopea.


