Franco Folli: il custode della scena eduardiana

Nato Salvatore Esposito il 20 febbraio 1924, Franco Folli appartiene a quella generazione di attori che ha fatto della disciplina e della dedizione totale al palcoscenico una ragione di vita. Il suo nome d’arte, breve e musicale, ha accompagnato i titoli di coda dei più grandi capolavori del teatro del Novecento, rendendolo un volto rassicurante e indispensabile per il pubblico.

L’ombra sapiente di Eduardo

Il capitolo più luminoso della sua carriera è indubbiamente il sodalizio con la famiglia De Filippo: Franco Folli non è stato solo un attore della compagnia, ma un testimone oculare dell’evoluzione del teatro di Eduardo. Ha partecipato alle messe in scena storiche di titoli che sono diventati monumenti della cultura italiana: da Natale in casa Cupiello a Filumena Marturano, da Napoli milionaria! a Le voci di dentro.

Recitare accanto a Eduardo, Pupella Maggio e poi Luca De Filippo richiedeva una precisione millimetrica. Folli era maestro nel “servire” la battuta al protagonista, nel riempire lo spazio scenico con una presenza che non prevaricava mai, ma che rendeva perfetto l’equilibrio della commedia.

Dal Sannazzaro all’Operetta

La sua versatilità lo ha portato a collaborare con Luisa Conte nello storico recupero del Teatro Sannazzaro, recitando in classici come ‘O scarfalietto e Na santarella. Ma Folli sapeva anche uscire dai confini del dialetto: nel 1982 portò la sua eleganza al Teatro Verdi di Trieste per il Festival dell’Operetta, dimostrando una classe che andava oltre il genere comico.

Il ponte verso la nuova commedia

Come molti veterani della scuola di Eduardo, Franco Folli è stato fondamentale per la crescita dei nuovi talenti. Ha lavorato con Vincenzo Salemme, Gigi Savoia e Gianfelice Imparato, portando la sua esperienza e il suo rigore nelle produzioni più moderne. Al cinema lo ricordiamo nel film Il magistrato, dove portò quella misura e quella gravitas che solo decenni di palcoscenico sanno regalare.

Franco Folli rappresenta l’attore “di compagnia” nel senso più alto del termine. In un mondo che spesso insegue il protagonismo a tutti i costi, Folli ha insegnato che il teatro è un lavoro collettivo. La sua capacità di passare dal dramma eduardiano alla farsa scarpettiana, fino alle nuove visioni di Salemme, lo rende un anello di congiunzione vitale tra il passato glorioso e il futuro della scena napoletana.

Fonti

  • Wikipedia.org

  • Archivi Teatrali:

    • Catalogo Rai Teche: Riprese storiche delle commedie di Eduardo De Filippo (anni ’70 e ’80).

    • Archivio storico del Teatro Verdi di Trieste (Programma La rosa di Stambul, 1982).

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