Napoli, 4 febbraio 1808, nasce Michele Andrea Agniello Costa che ben presto, tra le mura del prestigioso Conservatorio di San Pietro a Majella, assorbe i segreti dell’armonia sotto lo sguardo severo del nonno Giacomo Tritto e del maestro Nicola Zingarelli. Il suo talento è precoce, quasi impaziente: a soli quindici anni compone la sua prima cantata e a diciotto esordisce come operista.
Il rifiuto e la fuga
Tuttavia, Napoli può essere una madre crudele. Quando nel 1828 la sua opera Malvina debutta al Teatro San Carlo, l’esito è amaro. Il giovane Michele, ferito nell’orgoglio ma consapevole del proprio valore, decide che il suo futuro non è sotto il sole del Mediterraneo, ma oltre la Manica.
Nel 1829 sbarca a Londra, e quella che doveva essere una breve trasferta si trasforma nel viaggio della vita.
Il Re del podio londinese
Michele Costa non è solo un compositore; è un leader nato, tanto che in breve tempo, la sua bacchetta diventa legge nei teatri più prestigiosi del Regno Unito.
Dirige l’orchestra del King’s Theatre, la Royal Philharmonic Society e fonda, nel 1846, la Royal Italian Opera.
Sotto la sua direzione sfilano i miti del canto: Giulia Grisi, il tenore Rubini, il celebre Lablache.
Costa diventa il pontefice musicale di Londra, l’uomo che porta la raffinatezza melodica italiana nel cuore dell’Impero Britannico. La sua fama è tale che l’Inghilterra decide di “adottarlo”: Michael Andrew Agnus Costa (questo il suo nome naturalizzato) viene insignito del titolo di Sir, diventando un pilastro della società vittoriana.
Tra oratori e formaggio Stilton
Sebbene le sue opere come Don Carlos e i suoi fortunati balletti (composti persino per la leggendaria Maria Taglioni) gli diano grande fama, la maturità lo porta verso forme più solenni: gli oratori. Nel 1855 scrive Eli, un’opera che suscita persino il commento (tra l’ironico e l’elogiativo) di Gioachino Rossini. Il grande pesarese, ricevendo lo spartito e un dono gastronomico da Costa, commentò con la sua solita arguzia:
«Il buon Costa mi ha mandato una partitura per oratorio e un formaggio Stilton, il formaggio era molto buono.»
L’eredità di un cosmopolita
Sir Michele Costa muore a Hove nel 1884 e viene sepolto nel cimitero di Kensal Green a Londra.
È stato l’uomo capace di unire il rigore orchestrale britannico all’anima vulcanica di Napoli, portando l’eccellenza della scuola di San Pietro a Majella sul trono del Covent Garden.
Un emigrante di lusso che non dimenticò mai le sue radici, pur diventando uno dei padri nobili della musica inglese.
Fonti
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F. Florimo, “La scuola musicale di Napoli e i suoi conservatori”, Napoli, 1880-82.
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Dizionario Biografico degli Italiani – Treccani (Voce: Michele Costa).
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Archivio Storico del Royal Opera House – Covent Garden, London.
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G. Rossini, “Lettere e Documenti”, Curci Editore.


