Chi oggi attraversa l’agro nocerino-sarnese fatica a immaginare che, tra la fine dell’Ottocento e gran parte del Novecento, questo territorio fosse uno dei poli industriali più vivaci dell’Italia meridionale; accanto all’agricoltura e alle attività legate alla trasformazione alimentare, esisteva infatti una forte presenza manifatturiera e tra le realtà più importanti vi furono le Manifatture Cotoniere Meridionali, note semplicemente con la sigla MCM.
Fondate nel 1913, le Manifatture Cotoniere Meridionali rappresentarono il punto di arrivo di una tradizione tessile che nell’area aveva radici ancora più antiche; già nei primi decenni dell’Ottocento alcune famiglie di imprenditori svizzeri avevano introdotto nella Campania meridionale tecniche e capitali per la lavorazione del cotone. Il territorio offriva condizioni favorevoli allo sviluppo industriale: abbondanza d’acqua, utile per muovere i macchinari e per le lavorazioni tessili, una manodopera numerosa proveniente dalle campagne e una posizione geografica ben collegata ai mercati del Regno delle Due Sicilie prima e dell’Italia unita poi.
Tra gli stabilimenti più importanti vi fu quello sorto a Nocera Inferiore negli anni tra il 1875 e il 1878. L’impianto divenne rapidamente uno dei principali poli occupazionali dell’intero comprensorio. Nei momenti di maggiore attività arrivò a impiegare oltre mille lavoratori, in gran parte donne. La presenza della fabbrica contribuì a trasformare la vita economica e sociale della città: nuove strade, case operaie, botteghe e servizi sorsero nei pressi dello stabilimento, mentre generazioni di famiglie legarono il proprio destino a quelle grandi sale piene di telai e macchine filatrici.
Per molti decenni le MCM rappresentarono una delle colonne dell’economia locale. L’agro nocerino-sarnese, che già ospitava altre attività industriali e manifatturiere, fu spesso descritto come una sorta di distretto ante litteram, dove l’industria conviveva con l’agricoltura e con la nascente trasformazione alimentare.
A partire dal secondo dopoguerra, tuttavia, il settore tessile italiano iniziò a vivere profonde difficoltà. La concorrenza internazionale, i mutamenti del mercato e i processi di ristrutturazione industriale colpirono duramente anche le Manifatture Cotoniere Meridionali. Negli anni Cinquanta arrivarono i primi drastici ridimensionamenti: centinaia di operai furono licenziati e molti reparti vennero progressivamente chiusi. Fu l’inizio di un declino che nel giro di alcuni decenni avrebbe portato alla dismissione degli stabilimenti.
Oggi delle MCM rimane soprattutto la memoria: quella degli edifici industriali, in parte trasformati o scomparsi, ma soprattutto quella delle persone che vi lavorarono. Per generazioni di abitanti dell’Agro, la fabbrica non fu soltanto un luogo di lavoro. Fu uno spazio di vita quotidiana, di relazioni, di fatiche e di speranze.
Ricordare le Manifatture Cotoniere Meridionali significa quindi recuperare un capitolo importante della storia industriale del Mezzogiorno. Un tempo in cui, tra le ciminiere e il rumore dei telai, l’agro nocerino-sarnese guardava al futuro con l’ambizione di essere non solo terra di campi e di conserve, ma anche di fabbriche e di operai.


