In questi giorni impazza il calciomercato: notizie, smentite, conferme, tweet e “here we go”, in un mercato dove i prezzi dei cartellini hanno raggiunto livelli a dir poco folli. Giovani promesse vendute a cifre da capogiro, come se fossero già campioni affermati; campioni affermati gestiti da procuratori sempre più affamati.
Molti credono che questa tendenza all’esagerazione sia nata in Inghilterra, ma in realtà il “la” a questa folle corsa all’aumento dei prezzi partì proprio da Napoli.
Campionato 1973-74: il Napoli di Luis Vinicio chiude terzo alle spalle della Lazio campione d’Italia e della Juventus. L’anno successivo gli azzurri sfiorano il trionfo, arrivando secondi dietro ai bianconeri al termine di un testa a testa avvincente. Il sogno si spegne nell’ultima giornata a Torino, dove la Juve vince 2-1 grazie al gol di “core ’ngrato” Altafini.
Luglio 1975. Napoli è una città sospesa tra contraddizioni: la miseria dei quartieri popolari, i rifiuti ammassati nelle strade, gli scioperi dei netturbini; e, dall’altro lato, il sogno di riscatto che trova rifugio nel calcio. È in questo scenario che Corrado Ferlaino, giovane presidente del Napoli, decide di compiere un passo destinato a scuotere l’Italia intera.
Dopo giorni di trattative febbrili, il 10 luglio arriva l’annuncio: Giuseppe Savoldi, bomber del Bologna, è un nuovo giocatore del Napoli. L’esborso effettivo fu di 1 miliardo e 400 milioni di lire più i cartellini di Sergio Clerici e Rosario Rampanti. Una valutazione complessiva pari a due miliardi di lire, una cifra mai vista prima. Nasce così il soprannome che lo accompagnerà per sempre: “Mister Due Miliardi”.
La notizia rimbalza sui giornali, nei bar e nelle piazze. Molti gridano allo scandalo: come può una città segnata dalla disoccupazione spendere tanto per un calciatore? Alcuni deputati arrivano persino a presentare un’interrogazione parlamentare. Eppure, tra le voci critiche, quella di Enzo Biagi si leva a difesa: “Ferlaino non è un dissipatore. Con quel colpo ha consolato una città affamata di speranza”.
Il giorno della presentazione, il San Paolo ribolle: cinquantamila cuori accolgono Savoldi come un profeta. L’entusiasmo è tale che in poche settimane vengono sottoscritti 67.000 abbonamenti, un record assoluto. I conti, alla fine, danno ragione a Ferlaino: gli incassi superano i tre miliardi, più del costo del trasferimento.
Sul campo, Savoldi mantiene le promesse. Con la maglia azzurra segna a raffica e contribuisce alla vittoria della Coppa Italia, della Coppa Italo-Inglese e alla cavalcata europea fino alla semifinale di Coppa delle Coppe. In quattro anni colleziona 77 gol in 165 presenze, realizzando anche due memorabili quaterne: in un Napoli-Foggia 5-0 di campionato e in un Napoli-Juventus 5-0 di Coppa Italia (1978), torneo che lo vide capocannoniere con 12 reti, record dell’epoca battuto solo da Gianluca Vialli nel 1989.
Al di là dei numeri, l’arrivo di Savoldi resta impresso come un atto di coraggio, quasi di sfida. In un’Italia che ancora si scandalizzava per i milioni del calcio, Napoli decise di sognare in grande. E da quel giorno la città non fu più la stessa: imparò che poteva guardare negli occhi le grandi potenze del pallone senza sentirsi inferiore.
Era nato il mito di Mister Due Miliardi, simbolo di un’estate in cui il calcio si fece specchio dei desideri e delle ferite di un popolo intero.


