Totonno Juliano, l’uomo che regalò Diego a Napoli

Oggi sarebbe stato l’83° compleanno di Antonio Juliano, per tutti Totonno: bandiera, simbolo e anima azzurra.
La sua scheda biografica è disponibile nella sezione “Nati oggi”, ma oggi non vogliamo raccontare soltanto il calciatore, vogliamo ricordare l’uomo, il dirigente, l’artefice dell’affare del secolo: l’arrivo a Napoli di Diego Armando Maradona.

Antonio Juliano non era nuovo a colpi clamorosi: qualche anno prima a Napoli un certo Ruud Krol: l’acquisto avvenne nell’estate del 1980, per la stagione 1980-81, in un momento storico cruciale: il calcio italiano aveva appena riaperto le frontiere ai calciatori stranieri dopo anni di blocco.
Krol, pilastro dell’Ajax e della Nazionale Olandese del “calcio totale”, fu la prima bandiera straniera a sbarcare a Napoli con la riapertura del mercato.
Lo stesso Krol ha più volte riconosciuto che fu la caparbietà e la convinzione di Juliano a convincerlo a lasciare i Vancouver Whitecaps e a trasferirsi all’ombra del Vesuvio.

Ma torniamo all’affaire Maradona.

La leggenda di questa trattativa, ancora oggi narrata come un romanzo epico, nasce nell’estate del 1984, quando Juliano, da tempo Direttore Generale della Società Sportiva Calcio Napoli, decise di sfidare il destino e il potere economico del Nord.

All’inizio era solo un sussurro, un’eresia da bar sport:

E se Maradona venisse a Napoli?

In pochi ci credevano. Il mondo del calcio rideva: un club meridionale, con casse in rosso, che osa pensare al Pibe de Oro, ma Juliano no. Lui conosceva la magia dei sogni partenopei e soprattutto aveva la determinazione di chi ha già portato sulle spalle la fascia da capitano per oltre un decennio.

I rapporti tra Maradona e FC Barcelona erano ormai logori. Juliano colse l’attimo.
Con apparente leggerezza, bussò per primo alla porta blaugrana: ufficialmente per proporre un’amichevole, ufficiosamente per capire se Diego fosse sul mercato.

Poi, scoprì la verità: Maradona voleva andarsene!

Fu allora che la trattativa prese corpo: il Barça chiedeva 13 miliardi di lire, cifra astronomica per l’epoca, convinto che Napoli non potesse permettersela, ma Juliano non arretrò: volò più volte in Catalogna, stabilì un rapporto diretto con il vicepresidente Josep Lluis Núñez e soprattutto con Joan Gaspart, il vero uomo chiave delle trattative.

Juliano capì che serviva un colpo di teatro: fece filtrare la voce di un interesse azzurro per Hugo Sánchez, allora stella dell’Atlético Madrid; un bluff sapiente: voleva far credere ai catalani che Napoli aveva alternative e soldi.

Intanto il tempo stringeva: il calciomercato chiudeva il 30 giugno; Maradona, in rotta con l’allenatore César Luis Menotti e il club, spingeva per partire.
Juliano non mollò: notte dopo notte, stanza d’albergo dopo stanza d’albergo, costruì il terreno per l’impresa.
Il 29 giugno, nell’elegante Hotel Princesa Sofia di Barcellona, Juliano guidò l’ultimo assalto: ore di trattativa logorante, una guerra di nervi, cifre, orgogli e sguardi. Alla fine, la stretta di mano: Maradona era del Napoli.

Il giorno dopo, 30 giugno 1984, mentre Corrado Ferlaino a Milano presentava la famosa “busta vuota” alla Lega Calcio per aggirare l’ostacolo formale del pagamento immediato, Totonno Juliano era il garante morale e sportivo di quell’impresa, colui che aveva fatto innamorare Maradona del progetto Napoli.

Pochi giorni dopo, il 5 luglio, lo Stadio San Paolo divenne il tempio di un popolo: 75.000 persone festanti ed orgogliose del capolavoro catalano accolsero Diego, acclamandolo come un dio, ma dietro quell’urlo c’era il lavoro silenzioso, strategico e geniale di un uomo che aveva già dato tutto alla maglia azzurra da calciatore e ora lo stava facendo da dirigente.

Senza Totonno, Maradona non sarebbe mai venuto a Napoli” dichiarerà anni dopo Ferlaino.

Juliano non era un dirigente qualsiasi: era un figlio di Napoli, un uomo che conosceva il cuore della città e la psicologia del calcio. Non aveva budget faraonici, ma aveva la furbizia, la calma e la passione necessarie per compiere un capolavoro di diplomazia e coraggio.

Antonio Juliano non ha portato soltanto un campione, ma ha cambiato per sempre la storia di Napoli; quella trattativa del 1984 fu la scintilla che accese l’epopea: scudetti, coppe, sogni realizzati.

E oggi, nel giorno in cui avrebbe spento 83 candeline, non possiamo che ricordarlo così:
come l’uomo che aprì le porte del paradiso azzurro, il Capitano che continuò a guidare il suo popolo anche senza la fascia al braccio.

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