Quando il cielo divenne lezione: Napoli, 1735

Nel fervido crogiuolo culturale del Settecento napoletano, una svolta silenziosa, ma epocale, si verificò nel 1735: sul trono dei Borbone sedeva Carlo III, il giovane sovrano animato dal desiderio di una rinascita per il Regno, e la sua ambizione trovò terreno fertile nell’Università di Napoli Federico II; fu proprio in quell’anno che, grazie a una riforma promossa dal prefetto Celestino Galiani, nacque la prima cattedra di Astronomia e Nautica in Italia.

Napoli, dunque,  stava lanciando uno sguardo deciso verso l’orizzonte scientifico europeo. In un mondo in cui città come Londra, Parigi, Berlino, e persino le università del Nord Italia, avevano già istituzioni dedicate alle scienze, Napoli recuperava terreno, creando un ponte tra la curiosità dei naviganti e la precisione degli studiosi.

Il protagonista: Pietro De Martino

A dirigere questa nuova cattedra fu chiamato Pietro Di Martino (o “De Martino”), matematico originario di Faicchio, allievo dei rinomati Agostino Ariani ed Eustachio Manfredi.
Nel corso dell’anno accademico 1735, Di Martino compì la sua prima osservazione solare: utilizzò un quadrante, firmato Domenico Lusverg, per calcolare la latitudine di Napoli, così offrendo un autentico gesto di scienza concreta sui cieli partenopei.

Tra cielo e mare: l’astronomia al servizio della navigazione

La cattedra fu concepita in un’ottica decisamente pratica: accostare l’astronomia alla navigazione significava fornire strumenti essenziali alla gestione del Regno, anche nel campo militare e commerciale, svolgendo un ruolo strategico in un’epoca di intensi scambi e rivalità marittime. 
La stessa decisione di associare le due discipline nel titolo accademico (Astronomia e Nautica) non era casuale: rifletteva l’interdipendenza tra la comprensione del firmamento e la sicurezza dei mari.

Un seme per il futuro: osservatori e tradizione

Anche se inizialmente la cattedra svolse attività prevalentemente teoriche, a causa della mancanza di un osservatorio permanente, quell’atto inaugurale segnò l’inizio di una tradizione che avrebbe guadagnato concretezza.
Circa mezzo secolo dopo, già sotto Ferdinando IV, si gettarono le basi per l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, la cui realizzazione si concretizzò nei primi decenni dell’Ottocento, per poi inaugurarsi nel 1819 in uno splendido edificio neoclassico sulla collina di Miradois.

E allora… cosa accadde davvero?

Quella prima cattedra del 1735 rappresentò l’alba di una nuova era: da mero sapere da corte o da osservazioni occasionali, l’astronomia divenne materia accademica regolata, parte integrante dell’istruzione universitaria.

Il Regno di Napoli, sotto i Borbone, stava trasformando l’istruzione in motore di progresso e di identità culturale.

Fonti

Riforma universitaria del 1735: istituzione della cattedra in Astronomia e Nautica grazie a Carlo III e Celestino Galiani Voce di Napoli; Beniculturali INAF
Wikipedia.org

Fondazione dell’Osservatorio di Capodimonte all’inizio del XIX secolo; contesto e realizzazione 
Vocedinapoli.it
Storie di Napoli.it

In copertina, l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, edificato tra il 1812 e il 1819, voluto da Gioacchino Murat e completato sotto il regno di Ferdinando I di Borbone. Il progetto architettonico fu affidato all’astronomo Federigo Zuccari e all’architetto Stefano Gasse. L’edificio fu il primo in Italia progettato espressamente come osservatorio astronomico, segnando una nuova era nella ricerca scientifica del Regno di Napoli.

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