San Francesco Saverio

Nascita: 7 aprile 1506, Javier (Navarra, Spagna)
Morte: 3 dicembre 1552, Isola di Sancian (Cina)
Protettore di: missionari, viaggiatori, marinai
Proclamazione come patrono di Napoli: 2 luglio 1656
Si festeggia il: 3 dicembre

La festa a Napoli

Il 3 dicembre, la città ricorda San Francesco Saverio con celebrazioni sobrie ma sentite. A Napoli la sua figura è stata legata soprattutto al Collegio dei Gesuiti e alle missioni, simbolo di una fede che parte dal cuore della città per raggiungere il mondo.

Racconto della vita

La storia di Francesco de Jasso y Azpilicueta inizia nel lusso, tra le mura del castello di Xavier, in Navarra (Spagna), nel 1506. Destinato dal padre a una carriera di prestigio, forse in ambito militare o ecclesiastico, Francesco si trasferì a Parigi per perfezionare i suoi studi, dove divenne un brillante Magister Artium.

Fu lì, nel Collegio di Santa Barbara, che avvenne l’incontro che cambiò il corso della sua vita e della storia missionaria: quello con Ignazio di Loyola. Ignazio, più maturo e spiritualmente fervente, seppe toccare le corde più intime del giovane Francesco, convincendolo che non la carriera accademica, ma la sequela di Cristo fosse la vera gloria. Nel 1534, a Montmartre, Francesco fu tra i sette amici che emisero i voti, fondando il nucleo originario di quella che sarebbe diventata la Compagnia di Gesù.

Ordinato sacerdote a Roma, la sua vera vocazione si svelò nel 1541, quando Papa Paolo III lo nominò evangelizzatore per le Indie. Partì senza nulla, portando con sé solo il breviario, il crocifisso e l’ardente desiderio di annunciare il Vangelo ai popoli più lontani.

Sbarcato a Goa, in India, nel 1542, iniziò un’opera missionaria leggendaria. Non si limitò a predicare nelle chiese, ma scese nelle strade, visitò i malati e i prigionieri. Con un piccolo campanello, chiamava a raccolta i bambini per insegnare loro il catechismo e i canti spirituali, spesso traducendo i concetti chiave della fede in brevi versi in rima per facilitarne la memorizzazione.

Per dieci anni, la sua vita fu un susseguirsi di viaggi estenuanti: dall’India settentrionale alle coste del Sud (dove battezzò migliaia di pescatori di perle), alla Malacca e alle Isole Molucche. Sentì poi il richiamo di una civiltà ancora sconosciuta: il Giappone. Vi sbarcò nel 1549, adattando la sua predicazione alle rigide gerarchie e alla complessa cultura locale, riuscendo a fondare importanti comunità cristiane.

La sua ultima, titanica impresa, fu quella di raggiungere la Cina, un immenso continente chiuso agli stranieri. Mentre si preparava a sbarcare illegalmente sulla terraferma, fu colto da una febbre violenta sull’Isola di Sancian, al largo di Canton.
Qui si spense il 3 dicembre 1552, a soli 46 anni, con lo sguardo rivolto verso quella terra che non poté mai raggiungere.

La sua dedizione assoluta lo fece riconoscere come il più grande missionario dell’età moderna. Canonizzato nel 1622, San Francesco Saverio fu proclamato Patrono delle Missioni e rimane un simbolo di fede, coraggio e instancabile zelo evangelico, ricordato in tutto il mondo (e anche a Napoli, di cui è compatrono). Il suo corpo, in gran parte preservato, è oggi venerato nella Basilica del Bom Jesus a Goa.

Perché è patrono di Napoli

Napoli lo accolse tra i suoi patroni per la sua fama di instancabile apostolo e per il legame con i Gesuiti, molto presenti in città.
Il suo spirito missionario era visto come un modello per la Napoli del Seicento, protesa verso il mondo e bisognosa di esempi di fede ardente.

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