Nascita: 6 gennaio 1256, Belgio
Morte: 17 luglio 1302, Gand, Belgio
Protettore di: mistici, infermi, preghiera
Proclamazione come patrona di Napoli: 1927
Si festeggia il: 16 novembre
La festa a Napoli
Il 17 luglio, Napoli ricorda Santa Geltrude nelle chiese dedicate, invocandola per la guarigione spirituale e fisica.
Racconto della vita
Santa Geltrude, conosciuta come Geltrude la Grande, nacque nel 1256 a Eisleben, in Germania. Aveva appena cinque anni quando venne affidata al monastero di Helfta, dove trascorse tutta la sua esistenza. In quell’abbazia, celebre per l’alto livello culturale e spirituale, fu educata nelle arti liberali, nelle Sacre Scritture e nella teologia, rivelando presto un’intelligenza vivace e fuori dal comune. La sua vita sembrava destinata a essere quella di una monaca colta e disciplinata, fino a quando, a ventisei anni, un’esperienza mistica ne mutò radicalmente il cammino interiore. In una visione si vide dinanzi a una siepe di spine: Cristo la sollevò e la condusse oltre quell’ostacolo, invitandola a entrare nel mistero del suo amore. «Da allora — scriverà — cominciai a seguire il profumo dei tuoi balsami e appresi in breve che il giogo del tuo amore è mite e leggero».
Da quel momento la sua vita divenne un incessante dialogo con il Signore, un abbandono totale alla sua misericordia. Le celebrazioni liturgiche furono la sorgente delle sue esperienze mistiche; ogni visione, ogni parola interiore sembrava nascere dall’ascolto della Parola di Dio e dall’offerta quotidiana dell’Eucaristia. La sua dottrina è profondamente cristocentrica: Cristo è lo Sposo, il Salvatore dal cuore trafitto, colui che attira l’anima nell’intimità della sua divinità. Geltrude si sente amata, scelta, ma anche associata alla Passione, pronta a offrire se stessa per completare, come scrive san Paolo, «ciò che manca ai patimenti di Cristo».
Di questa vita interiore restano le sue Rivelazioni, cinque libri che ne raccontano l’esperienza spirituale. Solo il secondo, il Legatus divinae pietatis, è interamente scritto da lei: un canto alla misericordia di Dio, una testimonianza ardente dell’amore di Cristo per l’anima. Il primo libro, che ne narra la vita, e gli altri tre furono redatti dopo la sua morte da una consorella, che raccolse appunti, memorie e testimonianze. In ogni pagina si avverte il respiro della Bibbia e la profondità della liturgia monastica.
Geltrude morì nel 1301 o 1302, lasciando l’immagine di una delle più grandi mistiche della cristianità. Viene venerata anche a Napoli come copatrona, segno di un legame spirituale che, al di là delle distanze geografiche, unisce la città partenopea alla sua mistica del cuore di Cristo. La sua figura rimane quella di una donna interamente rapita dall’amore divino, capace di parlare con dolcezza e profondità al cuore dei credenti di ogni tempo.
Perché è patrona di Napoli
Napoli la proclamò patrona per la sua vita mistica e l’opera di consolazione dei bisognosi.


