Municipalità 2 – Quartiere S. Giuseppe
Cap: 80134
Dove si trova
Informazioni sul toponimo

Piazza del Gesù Nuovo è una delle piazze più significative di Napoli, ricca di testimonianze artistiche e urbanistiche. Nel corso del tempo ha cambiato nome diverse volte, venendo chiamata “Piazza del Gesù”, “Largo di Trinità Maggiore” e “Piazza Guglielmo Oberdan”, fino ad assumere la sua denominazione definitiva.
Il nome “Gesù Nuovo” deriva dalla splendida chiesa barocca che domina la piazza, chiamata così per distinguerla dalla vicina chiesa di Gesù Vecchio, che fu anche sede dell’antica università napoletana. La piazza ospita anche la maestosa Guglia dell’Immacolata, una delle tre guglie maggiori di Napoli, ed è circondata da edifici storici di grande rilevanza. Tra questi, spiccano il convento delle Clarisse e il Palazzo Pignatelli di Monteleone, noto anche come Palazzo dei Molisani, con la sua imponente facciata.
Nella piazza si trovano anche alcune botteghe settecentesche, che contribuiscono al fascino del luogo, e l’ingresso al Liceo Antonio Genovesi, una delle scuole storiche della città.
Altre informazioni di interesse
In questa piazza, è stata girata una scena de L’oro di Napoli, film in tre episodi del 1954 diretto da Vittorio De Sica con un cast di attori di eccezione tra i quali Totò, Sophia Loren, Paolo Stoppa, lo stesso Vittorio De Sica, Eduardo De Filippo.
In particolare nel palazzo Pandola è stata ambientata l’abitazione di Vittorio De Sica nonche la scena dell’episodio “I giocatori”.
Fonte: www.davinotti.com
Siti e monumenti di interesse
Palazzi
Palazzo Pignatelli di Monteleone
Il Palazzo Pignatelli di Monteleone, situato in Piazza del Gesù Nuovo, fu voluto da donna Girolama Colonna, duchessa di Monteleone, verso la fine del 1500. La costruzione sorse in un magnifico giardino che si estendeva fino alle proprietà del marchese del Vasto, dove oggi sorge il Palazzo Maddaloni; successivamente, il duca don Nicolò Pignatelli ampliò il palazzo nella prima metà del 1700, incaricando l’architetto Francesco Antonio Picchiatti, autore anche del magnifico portale, uno degli esempi più significativi del barocco napoletano. Gli appartamenti di rappresentanza furono affrescati dal pittore Paolo De Matteis, che, in omaggio all’atmosfera culturale del palazzo, dipinse episodi dell'”Eneide” e della “Gerusalemme liberata”. Nel 1788, il palazzo fu ingrandito e restaurato da Giacomo Casanova, che vi fu ospitato e ne parlò con ammirazione nelle sue memorie, ricordando anche le sontuose cene che duravano tutta la notte. Successivamente, i Pignatelli vendettero il palazzo, che fu suddiviso in vari lotti. La parte che si affaccia sulla piazza passò ai Pandola, che apportarono modifiche alla struttura. Nel 1823, la parte centrale fu acquistata dal banchiere francese Degas, che vi ospitò il celebre pittore impressionista, Edgard Degas, suo figlio; proprio per questa proprietà il palazzo è conosciuto come palazzo d’ ‘o Gas per la deformazione del nome della famiglia Degas.
Palazzo delle Congregazioni

S/W Ver: 85.92.70R
Il Palazzo delle Congregazioni è un edificio storico situato in piazza del Gesù Nuovo a Napoli, attualmente sede del liceo classico, delle Scienze umane e del Liceo delle scienze umane con opzione economico-sociale Antonio Genovesi. Fa parte dell’insula gesuitica, un complesso che include la Chiesa del Gesù Nuovo e la Casa Professa dei Padri Gesuiti. La sua costruzione iniziò nel 1592 per ospitare le congregazioni laiche sotto la guida dei gesuiti, tra cui l’Oratorio dei Nobili, dei Ragazzi nobili, degli Artigiani, dei Dottori e dei Borghesi.
Nel 1888, il palazzo divenne sede del liceo Antonio Genovesi. L’edificio ha subito modifiche nel corso del tempo, con l’ampliamento e il rifacimento della facciata in stile neoromanico alla fine del XIX secolo. Al suo interno si trovano importanti testimonianze artistiche, come l’Oratorio dei Nobili, con affreschi di Giovanni Lanfranco e Battistello Caracciolo, e l’Oratorio delle Dame, decorato da Belisario Corenzio.
Nel vestibolo si trova la sacrestia dell’Oratorio dei Nobili, con stucchi realizzati da Simone Mano nel 1682. Il palazzo conserva anche un monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale. Il restauro degli ambienti storici, completato nel 2012, ha restituito alla città questi luoghi di grande valore artistico e culturale.
Palazzo Morisani
Di fronte al palazzo Monteleone si trova il Palazzo Morisani eretto nel ‘500 dai duchi di Vargas, per poi passare al prinicpe Cassero, Francesco Statella. Nel 1906 fa acquistato da un noto ginecologo dell’epoca, Francesco Morisani e poi ai figli Enrico e Teodoro (senatore e deputato in parlamento).
Palazzo Pandola
Il Palazzo Pandola fu acquistato nel 1823 dal Cavaliere Gaetano Pandola, il quale decise di conservare lo stemma dei Pignatelli di Monteleone nell’androne per ricordare che, durante il periodo di repressione borbonica, il patriota Poerio fu nascosto nella casa grazie alla volontà della moglie, Amelia Higgins, una pittrice di origine irlandese. Fu proprio Amelia a dipingere un ritratto del Poerio, ora conservato nella Villa Pandola a Lauro di Nola, di proprietà dei San Felice di Monteforte, che ereditarono la proprietà grazie al matrimonio di Emilia Pandola con Giuseppe San Felice. Il palazzo ospitò anche il patriota Settembrini, che fu maestro del figlio di Amelia, Edoardo, e l’irredentista Guglielmo Oberdan, che vi fondò e diresse un giornale.
Una lapide sulla facciata del palazzo ricorda questa storia, e la piazza fu dedicata a Oberdan per un periodo in suo onore.
Chiese
Chiesa di Gesù Redentore e S. Ludovico d’Angiò
La Chiesa di Gesù Redentore e San Ludovico d’Angiò, conosciuta popolarmente come la chiesa delle Clarisse, affaccia su piazza del Gesù Nuovo. In origine, la chiesa fu costruita nel 1317 come refettorio dei Frati Minori ed era parte del complesso monastico di Santa Chiara, che includeva due chiostri monumentali.
L’edificio, che conserva un’architettura medievale, fu trasformato nel tempo per diventare un luogo di culto per le monache clarisse. La chiesa è strutturata con una navata rettangolare, un ampio vestibolo con una lunetta trecentesca raffigurante la Crocifissione e un pavimento pregiato. Al di sopra della navata, un soffitto a capriate lignee ospita numerosi affreschi, tra cui un’importante opera romboidale sulla controfacciata, “La mensa del Signore”, datata intorno al 1332, attribuita al Maestro di Giovanni Barrile.
Dietro l’altare maggiore si trova il coro delle clarisse, con un altro splendido affresco di Lello da Orvieto, che rappresenta Gesù Redentore tra santi e donatori, datato circa 1340.
Dopo i restauri del secondo dopoguerra, la chiesa fu riaperta al pubblico nel 2007 e dedicata ufficialmente al Cristo Redentore e a San Ludovico d’Angiò, poiché le sue reliquie sono conservate nel monastero delle clarisse. L’ingresso principale fu realizzato in seguito ai lavori di restauro, che permisero di aprire la chiesa sulla piazza del Gesù.
Chiesa del Gesù Nuovo (o chiesa della Trinità Maggiore)
La Chiesa del Gesù Nuovo, o della Trinità Maggiore, è una delle chiese più importanti di Napoli; è nota per la sua imponente architettura barocca e per la ricchezza artistica che vi si può ammirare, grazie al lavoro di numerosi artisti della scuola napoletana. Al suo interno è custodito il corpo di San Giuseppe Moscati, canonizzato da Papa Giovanni Paolo II nel 1987.
L’area dove sorge la chiesa fu inizialmente occupata dal palazzo Sanseverino, costruito nel 1470 da Novello da San Lucano per volere di Roberto Sanseverino, principe di Salerno. Il palazzo divenne celebre per la bellezza dei suoi interni e giardini, oltre che per le accademie culturali che ospitava. Tuttavia, dopo il coinvolgimento della famiglia Sanseverino in una congiura contro la Corte aragonese, il palazzo fu confiscato e successivamente venduto.
Nel 1584, il palazzo fu acquistato dai Gesuiti, che lo trasformarono in una chiesa, dando vita alla “insula gesuitica”, un complesso che comprendeva la chiesa, il Palazzo delle Congregazioni e la Casa Professa. I lavori di adattamento furono diretti dagli architetti Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi, che trasformarono l’edificio senza risparmiare le ricche decorazioni rinascimentali, ma conservando la facciata a bugne, un esempio di bugnato rinascimentale a diamante. La chiesa fu aperta al culto nel 1597 e consacrata nel 1601, inizialmente dedicata alla Madonna Immacolata.
Durante il XVII e XVIII secolo, la chiesa subì numerosi interventi di restauro e ampliamento, tra cui l’erezione di una cupola (1634) e successivi rifacimenti dovuti a danni causati da incendi e terremoti. La cupola fu infine ricostruita nel 1786 con una falsa cupola a calotta schiacciata, decorata con un trompe l’oeil. Dopo l’espulsione dei Gesuiti nel 1767, la chiesa fu temporaneamente affidata ai francescani riformati, che la rinominarono Trinità Maggiore, ma nel 1821 i Gesuiti tornarono in possesso della chiesa.
La facciata della chiesa, che conserva l’imponente bugnato a diamante tipico del Rinascimento, è un esempio straordinario di fusione tra stile rinascimentale e barocco.
Il portale principale, realizzato nel XVI secolo, fu arricchito dai Gesuiti nel 1695 con colonne corinzie, angeli in marmo e uno stemma della Compagnia di Gesù. L’interno è ricco di decorazioni barocche, con affreschi di artisti come Giovanni Lanfranco e Aniello Falcone, che hanno abbellito la volta della chiesa e le sue cappelle laterali.
La chiesa ospita anche una serie di opere artistiche di grande valore, tra cui dipinti, sculture e affreschi. La cupola, affrescata da Lanfranco nel 1635, rappresenta un Paradiso celeste, mentre altri affreschi adornano la grande sacrestia e il coro.
La Leggenda del Bugnato. La facciata della chiesa è famosa non solo per la sua bellezza architettonica, ma anche per i misteriosi segni incisi sulle bugne, che hanno suscitato diverse interpretazioni nel corso dei secoli. Secondo una leggenda popolare, questi segni avrebbero avuto lo scopo di caricare la pietra di energie positive, ma a causa di un errore durante la costruzione, esse avrebbero invece attirato sciagure sul palazzo e sull’area circostante. Alcuni studiosi moderni hanno tentato di decifrare questi segni come note musicali o simboli alchemici, ma la loro vera interpretazione rimane un mistero.
La chiesa su una banconota
La facciata della Chiesa del Gesù Nuovo è stata utilizzata per la creazione di una banconota del valore di 10.000 delle vecchie lire che circolò tra il 1977-1984. Mentre sul recto erano raffigurati un busto maschile riproducente il Ritratto di un uomo a mezzo busto del pittore rinascimentale Andrea del Castagno e il leone alato di San Marco, simbolo di Venezia, sovrastante gli stemmi di Genova, Pisa e Amalfi. sul verso, come detto erano rappresentati alcuni elementi architetturali della chiesa del Gesù Nuovo, quali le pietre bugnate a diamante e parte dell’entrata.
Il disegno del bugnato è stata opera di un grade maestro dell’incisione, Trento Cionini, il “padre” di diverse banconote prodotte dalla Zecca.


Nel corso del XX secolo, la chiesa subì vari danni a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, ma grazie a restauri e interventi successivi, tra cui quelli diretti da Paolo Martuscelli nel 1975, la chiesa è stata preservata nella sua forma attuale. Durante questi lavori, venne esposta una bomba inesplosa trovata nella navata, che è oggi visibile accanto alla sezione dedicata a San Giuseppe Moscati.
Chiostri delle Clarisse
I chiostri di Santa Chiara sono quattro chiostri monumentali situati nel complesso monastico di Santa Chiara a Napoli. Di questi, due sono legati alla chiesa delle Clarisse, mentre gli altri due appartengono al complesso originario dei Frati Minori. I chiostri sono:
- Chiostro maiolicato (o delle Clarisse): realizzato nel 1739 da Domenico Antonio Vaccaro, rappresenta uno degli esempi più significativi dello stile barocco del complesso. Scampato ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, è celebre per le sue piastrelle maiolicate che adornano le pareti.
- Chiostro di San Francesco: situato alle spalle del refettorio e del coro delle monache, ha subito numerosi rimaneggiamenti nel tempo, l’ultimo dei quali nel periodo post-bellico. Le uniche parti originali sopravvissute sono le colonne delle arcate, che risalgono all’epoca di costruzione del monastero.
- Chiostro dei Frati Minori: pur essendo il secondo per dimensioni, è rimasto intatto rispetto agli altri chiostri, poiché i Frati Minori non ebbero risorse per restaurarlo durante i rimaneggiamenti del Settecento. Così, conserva il suo aspetto originale.
- Chiostro di Servizio: il più antico dei quattro, risalente al XIV secolo. Sebbene frammentato, è un esempio prezioso della struttura originaria del complesso monastico.
Altri siti di interesse religioso
Casa Professa dei Padri Gesuiti

La Casa si trova in via Benedetto Croce, angolo piazza del Gesù Nuovo. Oggi ospita l’Istituto Eleonora Pimentel Fonseca. La sua costruzione iniziò nel 1608, quando i Gesuiti, già stabilitisi nel palazzo Sanseverino dal 1584, decisero di costruire una sede che includesse spazi per l’istruzione, come un collegio, oltre a servizi come la biblioteca e l’infermeria affidando il progetto all’architetto Agazio Stoia.
Nel 1665 si avviarono i lavori per il refettorio, che terminarono nel 1680, mentre nel 1685 ebbe inizio la costruzione della biblioteca, completata nel 1750 da Antonio Sarnelli dopo un lungo periodo di interruzione.
Nel 1860, con l’Unità d’Italia, i Gesuiti furono espulsi e l’edificio fu confiscato; nello stesso anno venne fondato il primo istituto magistrale, che dal 1923 fu intitolato a Eleonora Pimentel Fonseca, figura storica e sostenitrice della Repubblica Napoletana del 1799.
L’ingresso all’edificio avviene tramite un portale in piperno, che si apre nell’androne che occupa parte del chiostro dei Padri Gesuiti. All’interno, spiccano il maestoso portale marmoreo e lo scalone d’onore, che conduce alla biblioteca. Questa, caratterizzata da affreschi di Sarnelli che celebrano il cattolicesimo, presenta un pavimento a tarsie marmoree e armadi intagliati. La biblioteca è circondata da un ballatoio con parapetti intarsiati, creando un ambiente raffinato e suggestivo.
Oratorio dei Nobili e Oratorio delle Dame
Costruiti intorno al 1592 per accogliere le congregazioni dei laici guidate dai Padri gesuiti, ora ospitano il liceo Genovesi, il primo, la palestra del liceo, il secondo. Nell’Aula Magna, sede originaria dell’oratorio dei nobili, è visibile sulla volta la Natività di Battistello Caracciolo, inquadrata dalle Allegorie e Santi di Giovanni Lanfranco. Nell’oratorio delle Dame sono raffigurate le Storie della Vergine.
Altri monumenti di interesse
Obelisco dell’Immacolata
L’Obelisco dell’Immacolata (o Guglia dell’Immacolata) è uno dei monumenti più significativi del barocco napoletano, situato in Piazza del Gesù Nuovo, di fronte alla chiesa omonima. Eretto nel 1747 su progetto dell’architetto Giuseppe Genoino, la guglia fu voluta dal gesuita padre Francesco Pepe, con una colletta pubblica. Il monumento è l’ultimo dei tre grandi obelischi napoletani, successivo a quelli di San Gennaro e San Domenico.
La sua costruzione fu posata su un precedente monumento equestre dedicato a Filippo V, che era stato realizzato nel 1705 da Lorenzo Vaccaro per celebrare la visita del re spagnolo a Napoli. Tuttavia, quest’ultimo venne distrutto nel 1707 durante l’invasione austriaca che segnò la fine del governo spagnolo.
L’obelisco, alto 22 metri, si distingue per la sua ricca decorazione marmorea che lo rende uno dei maggiori esempi di scultura barocca in città. L’opera si ispira alle macchine da festa dell’epoca, con dettagli scultorei realizzati da Matteo Bottiglieri e Francesco Pagano.
Bottiglieri curò le statue sopra il primo ordine, tra cui quelle di Sant’Ignazio, San Francesco Borgia, San Francesco Saverio e San Francesco in Regis, oltre a due altorilievi: La Purificazione e L’Incoronazione; Pagano, invece, realizzò gli altri altorilievi, come l’Annunciazione e la Natività, e i medaglioni con le effigi di San Luigi Gonzaga e San Stanislao Kostka.
Sulla sommità, la statua di rame dell’Immacolata Concezione completa il monumento. Ogni 8 dicembre, i pompieri pongono una corona di fiori sulla statua, in onore dell’Immacolata.
Link utili
Come raggiungere piazza del Gesù Nuovo
Fonti
wikipedia.org
Le strade di Napoli – Romualdo Marrone
Le strade di Napoli – Gino Doria


