Il treno che cinge il vulcano: l’epopea della Circumvesuviana

La Circumvesuviana: un nome che a Napoli e nei paesi vesuviani evoca tanto l’affetto nostalgico per il paesaggio quanto un’inevitabile, sarcastica rassegnazione verso i suoi “misteri” quotidiani. Se sui social spopola la pagina ironica “Circumvesuviana. Guida alle soppressioni e ai misteri irrisolti“, è perché questa linea ferroviaria, così cruciale per la vita di migliaia di pendolari, è da sempre un vero e proprio specchio della nostra storia, tra eccellenze e cronica precarietà.
Affascinato da questo mix unico di mito e caos, ho messo da parte la timeline di Facebook per tuffarmi nelle polverose carte dell’Ottocento. Dopotutto, un’infrastruttura così vitale e discussa non può che nascondere un’epopea degna di nota. Qui di seguito, vi propongo un breve resoconto di quello che ho scoperto sulle origini, i record e le incredibili tappe che hanno portato la Circumvesuviana a cingere il Vesuvio, collegando in un abbraccio di ferro Napoli con la sua storica provincia.

L’Alba del Vapore (1887-1901)

La storia della Ferrovia Circumvesuviana inizia non con un progetto unico e grandioso, ma con la necessità, pratica e urgente, di congiungere la capitale del Mezzogiorno con la sua periferia più produttiva e popolosa, quella che si estende all’ombra del Vesuvio.

Per cogliere l’origine di questa ferrovia, quindi, dobbiamo tornare indietro al 1887, quando la Provincia di Napoli si assunse l’impegno di realizzare una linea che partisse dalla città e si spingesse verso l’entroterra orientale. Non erano i turisti o gli scavi archeologici il primo pensiero, bensì il traffico agricolo e commerciale dei centri come Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano.

Il 9 febbraio 1891 vide la luce la prima tratta, a scartamento ridotto (una scelta che all’epoca la rendeva più economica e agile, ma che oggi la distingue dalle linee nazionali) e alimentata da locomotive a vapore: era la Napoli–Ottajano–San Giuseppe Vesuviano. Immaginiamo i primi vagoni, lenti e fumanti, che lasciavano la città per inerpicarsi tra le masserie, i campi fertili e le nascenti industrie. La società che la gestiva, la “Ferrovia Napoli-Ottajano”, ambiva a qualcosa di più grande.

L’anello, il turismo e la svolta elettrica (1901-1934)

Il salto di qualità avvenne all’inizio del nuovo secolo, con la trasformazione della società nelle Strade Ferrate Secondarie Meridionali (SFSM), quando lo Stato e gli imprenditori compresero il potenziale immenso del territorio vesuviano.
Il progetto divenne ambizioso: non solo estendere la linea originale fino a Sarno per servire l’agro, ma creare una seconda, cruciale diramazione: la linea Napoli – Barra – Pompei – Poggiomarino.

Il 28 dicembre 1904 è la data in cui si completò l’anello intorno al Vesuvio; la Circumvesuviana nacque formalmente in quel momento, unendo in un abbraccio di ferro la città di Napoli con i suoi tesori più celebri. A differenza della Cumana che aveva il mare e i lidi come obiettivo, la Circumvesuviana puntava al Monte e alla Storia.

Pochi mesi dopo, il fumo delle vaporiere lasciò spazio al ronzio dell’elettricità. Già nel marzo 1905 si procedette all’elettrificazione, rendendo il viaggio più rapido e pulito, essenziale per i crescenti flussi di turisti che desideravano raggiungere Pompei ed Ercolano. L’inglobamento della linea Napoli–Nola–Baiano nel 1937 completò la rete, estendendola al vasto retroterra agricolo.

La conquista del Sud: l’affaccio su Sorrento

Se l’anello vesuviano era il cuore industriale e storico della rete, la sua estensione più iconica e desiderata fu senza dubbio il prolungamento sulla Penisola Sorrentina.
Già nel 1934 fu inaugurato il tronco che da Torre Annunziata arrivava a Castellammare di Stabia; tuttavia, l’obiettivo finale, la rinomata Sorrento, dovette attendere, in quanto la Seconda Guerra Mondiale congelò il progetto.

Quando, infine, il 6 gennaio 1948, alla presenza delle massime autorità nazionali, fu inaugurato il tratto finale fino a Sorrento, fu più di un’apertura ferroviaria: fu un simbolo di resilienza e di ripresa per un’intera regione. Quel tratto, che si snoda tra gallerie scavate nella roccia e vedute mozzafiato sul Golfo, consegnò la Circumvesuviana al mito.

Oggi: l’arteria… pulsa

Con oltre 140 chilometri di binari che servono una delle aree più densamente popolate d’Europa, la Circumvesuviana è un’infrastruttura di vitale importanza; passata nel tempo dalla gestione SFSM all’attuale Ente Autonomo Volturno (EAV), la linea continua a faticare sotto il peso di un traffico pendolare enorme.

Nonostante le sfide quotidiane, il treno che parte da Porta Nolana e cinge il vulcano, tocchi le rovine romane, e si affacci sul mare blu della Costiera, resta il mezzo che, più di ogni altro, definisce il legame indissolubile tra Napoli e il suo straordinario territorio.

Fonti

  • Wikipedia.org
  • Treccani.it
  • EAV.it
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