Luca Giordano, il genio barocco di Napoli

Napoli, XVII secolo. Tra i vicoli gremiti di vita e i fasti delle chiese che crescevano ovunque, il 18 ottobre del 1634, nasce un ragazzo destinato a diventare il simbolo stesso della pittura barocca napoletana: Luca Giordano, soprannominato con affetto e ammirazione “Luca fa presto”, per la velocità sorprendente con cui dava vita ai suoi capolavori.

Figlio di Antonio Giordano, pittore mediocre ma padre attento, Luca venne instradato giovanissimo all’arte; studiò con José de Ribera, detto lo Spagnoletto, e ben presto affinò la sua mano agile e potente, capace di spaziare dal naturalismo caravaggesco al cromatismo più acceso e teatrale.
Non c’era tela o affresco che potesse intimidirlo: la sua era una pittura rapida, istintiva, ma al tempo stesso nutrita di un’intelligenza compositiva rara.

Napoli divenne ben presto il suo regno: i cicli di affreschi nelle chiese, come quelli della Certosa di San Martino e della Chiesa del Gesù Nuovo, ne sancirono il trionfo. Ma Giordano non si fermò ai confini del viceregno: le sue opere giunsero a Firenze, a Venezia, e soprattutto in Spagna, dove Carlo II lo chiamò a decorare i saloni dell’Escorial e il Palazzo Reale di Madrid.
Qui, tra il 1692 e il 1702, Giordano confermò la sua statura internazionale, lasciando cicli monumentali che ancora oggi testimoniano la sua forza inventiva.

Tornato a Napoli ormai anziano, il pittore portava con sé la fama di un maestro celebrato in tutta Europa. Nella sua città natale morì il 12 gennaio del 1705, lasciando un’eredità immensa: centinaia di tele, affreschi e bozzetti che raccontano il fervore e l’energia del Barocco.

Luca Giordano rimane, per i napoletani e non solo, l’incarnazione del genio istintivo e vulcanico che ha fatto grande l’arte partenopea, dimostrando come velocità e talento possano fondersi in un’armonia sorprendente

Fonti

In copertina, autoritratto (ca. 1680), proveniente dalle collezioni di Burghley House

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