Nino Veglia: l’impresario del riscatto teatrale

Nascere a Napoli il 14 febbraio, nel giorno di San Valentino, sembra quasi un presagio: la sua intera vita sarà una dichiarazione d’amore passionale e ostinata per le tavole del palcoscenico. Nino Veglia non è stato solo un interprete di talento, ma un uomo di visione, capace di guardare oltre le macerie della guerra e del degrado per ricostruire l’identità artistica della sua città.

All’ombra di Eduardo

Come molti dei grandi della sua generazione, Veglia si tempra alla scuola più dura e prestigiosa: quella di Eduardo De Filippo. Entra nella compagnia del Maestro nel dopoguerra, diventando un volto familiare per il pubblico grazie alle storiche trasmissioni radiofoniche della Rai. Recitare in capolavori come Miseria e nobiltà accanto a Eduardo significava apprendere non solo la tecnica, ma il rispetto sacro per la parola e per la tradizione del grande Scarpetta.

Il miracolo del Sannazzaro

Ma il vero capolavoro di Nino Veglia non è scritto su un copione, è fatto di mattoni e velluto rosso. Negli anni ’60, il Teatro Sannazzaro, la “bomboniera” di via Chiaia, era ridotto a un cinema di seconda visione, spento e dimenticato. Veglia, insieme alla moglie Luisa Conte, compì un’impresa che sembrava folle: decise di recuperarlo e restituirlo alla prosa.

Nel 1971, con la messa in scena di Annella di Portacapuana, il Sannazzaro riaprì i battenti. Fu un trionfo. Sotto la gestione di Veglia, il teatro divenne la sede della Compagnia Stabile Napoletana, un luogo dove la tradizione non era un pezzo da museo, ma una materia viva, capace di far ridere e commuovere migliaia di spettatori ogni sera.

Tra cinema e TV

Sebbene la sua anima appartenesse al teatro, Veglia lasciò il segno anche nel cinema d’autore, partecipando a pellicole fondamentali come Processo alla città di Luigi Zampa, un film che scavava nelle piaghe della camorra e della giustizia a Napoli, e nella versione cinematografica di Questi fantasmi diretta da Eduardo.

Nino Veglia ha saputo unire il talento dell’attore alla concretezza dell’impresario. Ha capito che per far sopravvivere la cultura napoletana non bastavano i geni solitari, ma servivano strutture, compagnie stabili e luoghi fisici dove il popolo potesse riconoscersi. È grazie a lui se la “tradizione” è diventata un’industria culturale sana e vibrante.

Fonti

  • Wikipedia.org
  • Archivi Teatrali:

    • Storia del Teatro Sannazzaro di Napoli (Archivio Storico Compagnia Luisa Conte).

    • Programmi di sala della Compagnia Stabile Napoletana (1971-1982).

  • Prosa Radiofonica e TV:

    • Catalogo Rai Teche: Miseria e nobiltà (1956) e Racconti napoletani di Giuseppe Marotta (1962).

  • Filmografia:

    • Processo alla città, regia di Luigi Zampa (1953).

    • Questi fantasmi, regia di Eduardo De Filippo (1954).

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