Torretta: tra pirati, dame e piaceri nascosti
C’è un angolo di Napoli, tra Chiaia e Mergellina, che porta un nome semplice e affascinante: Torretta o, in lingua, ‘a Turretta.
Oggi è un largo affacciato sul mare, radente l’ambasciata americana, incorniciato da palazzi, bar, auto in corsa; ma un tempo, lì, svettava una torre solitaria, guardiana di pietra di un tratto di costa troppo esposto ai venti e, soprattutto, ai nemici.
Siamo nel 1564, e Napoli è ancora sotto il controllo della Spagna. Il viceré, don Pedro Álvarez de Toledo, è uomo d’armi e d’ordine, e ha da poco ricevuto notizia di un assalto sfrontato: nella notte del 25 maggio 1563, un manipolo di pirati saraceni al comando del feroce Uccialì è sbarcato proprio lì, nel silenzio di Mergellina. Il loro obiettivo? Rapire la giovane marchesa Maria d’Avalos d’Aragona, nobile e bellissima, il cui nome echeggerà anni dopo in una delle più fosche cronache di sangue napoletane.

Per fortuna, quella notte, Maria non era in casa, ma i pirati rapirono servitori e lasciarono un segno indelebile nella memoria cittadina. Il viceré allora fece costruire una torre d’avvistamento proprio lì, a guardia della costa; avrebbe dovuto essere un baluardo contro ogni futuro attacco, così almeno pareva.

Ma Napoli, si sa, non ama obbedire a ruoli rigidi. La torre, da sentinella del Regno, si trasformò presto in altro: nel Seicento, divenne una casa di piacere, luogo riservato, defilato e con vista mare.
Gli incontri avvenivano lontano da occhi indiscreti, ma il nome “Torretta” iniziò a circolare anche tra i salotti borghesi, accompagnato da sorrisini e allusioni.

Col tempo, la torre perse la sua funzione e il suo significato originario: nell’Ottocento diventò capolinea dei tram, e la zona si riempì di movimento, canzoni popolari e umanità in fermento.
La vecchia torre fu abbattuta nel 1936, per far posto a un edificio fascista, oggi adibito a uffici, ma la planimetria dell’antico bastione rimase intatta, come se la città non volesse davvero cancellarne la memoria.

Oggi di quella torre resta solo il nome, Torretta, inciso nel tempo e nelle abitudini dei napoletani. Pochi sanno che lì si giocò una partita tra guerra e seduzione, tra paura e piacere. Ma chi ascolta con attenzione, può ancora sentire il fruscio di un vestito da dama, il passo furtivo di un marinaio, e il mormorio del mare che porta via i segreti.

Fonti

Comments
All comments.
Comments
error: Questo contenuto è protetto da Copyright!