C’è un punto a Napoli, una cresta tufacea che si innalza con austera eleganza tra l’azzurro del mare e il tumulto della città: è la collina di Pizzofalcone, l’antico Monte Echia; non è il rilievo più alto, ma è senza dubbio il più sacro, il punto zero da cui tutto ebbe origine, la sentinella silenziosa che custodisce l’atto di fondazione della metropoli partenopea.
La culla di Parthenope e la leggenda
Fu su questa rocca che i primi coloni, sbarcati dall’isolotto di Megaride (dove oggi si erge Castel dell’Ovo), posero il primo mattone della città; molto prima che i Greci di Cuma fondassero Neapolis (“Città Nuova”), qui si trovava già il nucleo originario: Parthenope, la Città Vecchia o, come la chiamavano i Greci, Palepolis.
È da questo promontorio che nasce il mito fondativo: si narra che il corpo della sirena Parthenope, la cui voce melodiosa non riuscì a irretire Ulisse, si sia arenato proprio tra Monte Echia e Megaride, dando origine fisica e spirituale alla città che porta il suo nome. Pizzofalcone è, letteralmente, il luogo dove Napoli ha iniziato a sognare.
La dimora dei giganti e dei falconieri
Nel corso dei secoli, questa altura non ha mai perso la sua importanza strategica, trasformandosi continuamente, ma mantenendo sempre il suo status di luogo privilegiato.
Con l’arrivo dei Romani, la zona divenne l’apice dell’opulenza imperiale. Qui sorgeva la maestosa e vastissima Villa di Licinio Lucullo, un complesso talmente sfarzoso da estendersi fino a Megaride; dalla stravaganza dei banchetti e delle feste che si tenevano qui, deriva ancora oggi l’aggettivo “luculliano” per definire un pasto lussuoso.
I resti di questa domus giacciono celati nelle viscere della collina.
Il nome moderno, Pizzofalcone, si afferma nel XIII secolo; si deve a Carlo I d’Angiò, re di Napoli, che per la sua passione per la falconeria, fece erigere sulla sommità un’area dedicata all’allevamento e alla caccia dei falconi. Il nome stesso, pizzo (cima, becco) di falcone, rende omaggio a questa pratica regale e, forse, alla forma appuntita della rocca stessa.
Pietre militari e segreti reali
Pizzofalcone, nota anche con il nome di Monte di Dio, è stata storicamente una zona ad alta vocazione militare e istituzionale a partire dalla Nunziatella: sulla sommità sorge l’edificio che ospita la Scuola Militare, fondata nel 1787 da Ferdinando IV di Borbone; è uno degli istituti di formazione militare più antichi al mondo, un’istituzione di rigore che ha formato generazioni di ufficiali e intellettuali, imponendo alla collina un’aura di disciplina e storia.
Vi à poi la Galleria Borbonica, un capolavoro di ingegneria idraulica e militare nascosto nel sottosuolo: voluta da Ferdinando II di Borbone nel 1853, doveva servire come via di fuga segreta per la famiglia reale da Palazzo Reale verso l’area di Piazza Vittoria, assicurando la sicurezza del sovrano in caso di rivolte popolari.

La storia della Galleria è complessa, intrecciata con quella della città stessa. Il tunnel ingloba porzioni dell’antico Acquedotto della Bolla del Seicento e cisterne di età romana, mostrando la profonda stratificazione del sottosuolo.
Sebbene lasciata incompiuta, la Galleria ebbe il suo momento più drammatico e toccante durante la Seconda Guerra Mondiale, quando fu adattata a ricovero bellico per i civili; ancora oggi, lungo i percorsi di visita, si possono osservare scritte sui muri, brande e persino un’infermeria improvvisata, toccanti testimonianze di chi cercava scampo dalla furia dei bombardamenti.
Tra la fine della guerra e gli anni ’70, il sito fu usato come deposito giudiziario, sommerso da detriti, rottami e un impressionante numero di auto e moto d’epoca sequestrate o abbandonate. Oggi, questi veicoli, arrugginiti e corrosi dal tempo, sono stati recuperati e sono esposti, offrendo uno spaccato unico di archeologia industriale e sociale.
Per i visitatori, la Galleria offre percorsi tematici, dal Percorso Standard alle Vie delle Memorie (con accesso dal Palazzo Serra di Cassano in Via Monte di Dio), fino ai percorsi più avventurosi come il Percorso Avventura che include un giro in zattera sulla falda acquifera sotterranea.
Il belvedere di Monte Echia: la terrazza storica di Napoli
Il Belvedere di Monte Echia è la terrazza panoramica sulla cima della collina di Pizzofalcone, una sentinella silenziosa che sovrasta l’isolotto di Megaride e il Castel dell’Ovo. La vista offerta dal Belvedere è mozzafiato e abbraccia l’intero Golfo: lo sguardo spazia da Capri alla Penisola Sorrentina, dal Vesuvio alla collina di Posillipo.

Dopo un’importante riqualificazione, il Belvedere è stato reso facilmente accessibile grazie al nuovo Ascensore di Monte Echia. L’ascensore collega la zona di mare (Via Santa Lucia / Via Chiatamone) alla cima in pochi secondi, superando un dislivello di 55 metri con il costo di un normale biglietto ANM.
Pizzofalcone tra letteratura e società
Oggi, camminare lungo Via Monte di Dio o addentrarsi tra le ripide discese del Pallonetto a Santa Lucia (il borgo popolare aggrappato alle pendici) significa attraversare strati di storia in un contesto di forte contrasto sociale. Nel romanzo di Erri De Luca, la parte popolare della collina, Monte di Dio, diventa un rifugio spirituale e il palcoscenico di un’infanzia poetica e difficile, un luogo dove un ragazzino impara a sognare la libertà dal tetto di casa.
La collina e i suoi palazzi ospitano la sede del commissariato dei “bastardi” nei romanzi e nella fiction di successo di Maurizio De Giovanni; l’area, con i suoi contrasti tra l’aristocrazia decaduta e la fatica dei vicoli, diventa una lente attraverso cui osservare le complesse dinamiche sociali e i temi del riscatto.

Pizzofalcone non è solo un panorama mozzafiato sul Golfo; è l’inizio, il sogno di una sirena, il rifugio di un re, e la stratificazione di millenni di vita napoletana, un luogo dove il mito e la realtà si fondono in un abbraccio tra cielo, terra e sottosuolo.
Fonti
Wikipedia.org


